Cercando la bellezza umana una pedalata dopo l'altra - Intervista a Marco Demo

Updated: Jun 7

‘’500 giorni, 25591km dopo ma soprattutto una gratitudine e un Amore per la Vita mai provato prima’’



Marco è un ciclo-viaggiatore appassionato che ha deciso di dare una svolta alla sua vita il 17 gennaio 2020. Quest’intervista si è svolta durante una sua pedalata, nel tragitto per raggiungere la Cantabria. È stato proprio lui a dirmi che è durante le pedalate che escono fuori i migliori pensieri e così è stato.


Marco, innanzitutto ci tengo a ringraziarti per aver accettato di fare questa chiacchierata. È stato mio cugino Edo a parlarmi di te e così ti ho seguito un po', la tua storia mi ha affascinata sin da subito.


Si, guarda con Edo mi ricordo che un giorno uscendo dal poli gli dissi ‘A me non me ne frega niente di quello che stiamo studiando, quello che vorrei è che qualcuno mi pagasse per fare imprese sportive nel mondo’’, poi nessuno mi sta pagando ma intanto sono qui adesso e vediamo come si evolverà la mia vita (Ride).


Tra l’altro ho visto che hai fatto parapendio di recente, che spettacolo!


Si, era un regalo di compleanno! Abbiamo anche fatto canyoning per i trent’anni di Hendy ed è stato pazzesco, l’acqua era davvero gelata! Devo dire che mi sono allontanato molto da tutto quello che è consumismo già da tempo e quando riesci a regalare una giornata, il tuo tempo, è la cosa più bella. E anche quando riesci a farlo per te stesso nel quotidiano, quello è un regalo ancora più bello.


Ecco, quindi chi era Marco prima e chi è Marco ora da quando è partito in viaggio?


Io sono partito il 17 gennaio 2020 da Torino, quando la parola lockdown e pandemia non esistevano e quando l’idea di avere un coprifuoco sembrava appartenere al Medioevo. Sono cambiate un po' di cose da allora, ma diciamo che il Marco di prima era un Marco che negli ultimi anni stava scalpitando per riuscire ad investire al meglio il proprio tempo nonostante effettivamente avesse davvero tutto: un ottimo lavoro, una ragazza, una casetta in centro a Torino che avevamo trasformato un po' nel nostro nido, una bella macchina... sai no, gli stereotipi della vita ideale. Ma mi rendevo conto che non stavo coltivando le mie passioni, più che altro non avevo tempo.


Facevo dei bei discorsi e ci credevo fermamente, ma poi ero il primo a fare quello che facevano tutti gli altri senza provare a cambiare. Quando cominci a lavorare la vita ti travolge, ti rendi conto che passi da un weekend all’altro, da una vacanza all’altra, da un’estate all’altra dove riesci a fare quello che vuoi: vivere la montagna, fare sport, visitare, esplorare… ma resta sempre un’attesa, ti accorgi che sei solo una pedina e che fai quello che la società vuole che tu faccia. Persino quando sono stato promosso a manager non riuscivo ad essere felice di quel pezzo di carta, non mi dava assolutamente niente perché il mondo a cui appartenevo era super distante da quelli che sono i miei valori.


E quindi ho iniziato a prenderne un po' coscienza, ma è stato un processo che è partito dall’Erasmus ed è anche per quello che sono qui oggi. Indubbiamente se non avessi fatto l’Erasmus non sarei la persona che sono adesso.


Dove sei stato in Erasmus ?


A Cartagena, nella regione di Murcia. Li ti accorgi che quando parti da solo una volta, pronto a tutto e ce la fai, puoi farlo altre volte. Questo è stato poi quello che mi ha alzato l’asticella della felicità nel senso che avevo connessioni con altre culture ed era ciò che mi rendeva felice. E in realtà, i momenti della mia vita dove mi sono reso conto che ero davvero felice sono quelli dove avevo pressoché meno.

Come nel mio viaggio attuale, sicuramente puoi goderti qualche giorno di lusso facendo qualcosa di diverso, ma i momenti di puro godimento sono quelli dove si condividono valori semplici ed è la gentilezza delle persone a fare da padrona.


Un’altra tappa fondamentale per me è stata il Camino nel 2016 dopo un anno abbastanza travagliato perché esattamente 5 anni fa, il 12 marzo, è mancato mio papà di tumore ai polmoni dopo una vita investita tutta nel lavoro e certo, nel costruire una famiglia. Ma non potrei dirti sinceramente di aver visto mio papà felice, non credo che abbia vissuto la vita che avrebbe sognato alla mia età. Non ho avuto forse il tempo, la maturità di chiederglielo. Ma è stato un insegnamento vedere che tutto può finire da un giorno all’altro: nei quattro mesi da quando gli è stato diagnosticato il tumore è successo di tutto, è stato un momento davvero difficile.

Ho sempre avuto il richiamo del Camino e sentivo che era il momento giusto, ho potuto chiedere quattro settimane al mio capo. Mi ricordo ancora la mail che gli ho scritto, non avrebbe potuto dire di no.



Il Camino è stato fare un passo indietro, svestirmi del mio ruolo – ero team leader di produzione a Barge, gestivo più di 50 persone su tre turni, facevamo pastiglie dei freni. Lì mi ero reso conto che tutto quello che era connessione umana, tutto ciò che avesse a che vedere con il benessere delle persone era quello che mi rendeva felice. Mi ricordo che le persone erano talmente abituate che quando gli veniva chiesto come stavano, rispondevano come stavano le macchine. Per esempio c’era una signora che avrà avuto l’età di mia mamma, ti giuro che aveva gli occhi lucidi quando le ho risposto che volevo sapere come stesse lei.


Sono state queste cose che piano piano mi hanno mosso dentro nonostante sia sempre stato in competizione cercando di fare tutto al meglio, ma sempre tanto dal punto di vista professionale come nella vita. Tante volte ho dovuto sacrificare molto.

Non so se mi senti ancora ma c’è un vento incredibile e ovviamente ce l’ho tutto in faccia! Il microfono è ancora nascosto nel collo, molto bene. (Ride)


Sisi, ti sento benissimo, tra l’altro è fantastico: io sono qui ad intervistarti e tu stai pedalando chissà dove (Rido).


Si e c’è una vista sul mare pazzesca! Dall’altra parte autostrada, ma finché non c’è la polizia siamo a posto. Confido nella buona energia che emaniamo! (In Spagna è vietato andare in bici con gli auricolari).


Comunque ti dicevo del Camino, è stato davvero un riappropriarsi del proprio tempo. Non so se tu lo abbia mai fatto, ma per quelli che sono convinto che siano i tuoi valori, è un’esperienza incredibile. In bici non vale il 10% per quanto possa essere un promotore della bici, perché il Camino sono connessioni, è andare lento, godersi un’alba con qualcuno che avevi perso qualche giorno prima. Il Camino è perdersi e ritrovarsi con sé stesso e gli altri. Io ci sto passando in questi giorni in bici ed è una roba pazzesca, ogni metro mi ricorda qualcosa, mi vengono i brividi solo a raccontarlo.


Fantastico, ho visto che stai rivedendo persone che hai conosciuto proprio sul Camino, si creano connessioni ed emozioni davvero forti.


Si, tra l’altro io ho conosciuto la mia ex proprio sul Camino, quindi per me ha un valore ancora più profondo. Ho conosciuto persone che sono tutt’ora tra i miei migliori amici, che vedo ancora nonostante siano toscani, veneti, pugliesi… l’altro giorno a Pamplona ho incontrato Roberto, questo signore di 46 che ho conosciuto sul Camino. Abbiamo condiviso all’incirca una decina di ore insieme, ma dal primo sguardo ho capito che avrebbe impattato sulla mia vita e così è stato perché dopo dieci minuti che stavamo parlando – io parlo anche con i sassi (Rido perché è lo stesso per me) - mi ha detto che secondo lui quello che stavo facendo nella vita non era per me. Quelle parole hanno avuto un peso pazzesco.



Mi rendo conto di quanto le connessioni create in viaggio cambino la vita. L’altro ieri ho beccato a Bilbao una coppia di amici conosciuti in un trekking in Peru sul lago Titicaca, anche li ti rendi conto di come ad un certo punto tutti i puntini che crei nella vita si possono collegare e anche di quanto la condivisione in persona o sui social crei una rete di persone che condividono i tuoi stessi valori.


Un sacco di gente mi ha scritto, nel lockdown ero un po' una finestra sul mondo per tanti quando tutto era una merda. Tanti mi dicono che sono stato coraggioso ma io rispondo che ‘’Sarei stato più coraggioso a rimanere in quella posizione perché mi avrebbe fatto male’’.


E' proprio questa componente umana che mi affascina del viaggio, tutte queste connessioni aiutano anche a conoscere meglio te stesso.


Si certo, io non mi sono mai pentito di essere partito da solo, ci sono stati diversi capitoli del viaggio ma in nessuno mi sono mai sentito da solo.


Quali sono state le tappe del percorso fino ad ora? Immagino che il Covid ti abbia costretto a rivedere un po' alcuni dei tuoi piani iniziali.


Ormai divido il mio percorso in tre capitoli dovuti al Covid. Il primo l’Asia: da Singapore al Laos attraversando Malesia, Thailandia, Cambogia in tre mesi più o meno. Tutto era cheap, mi spostavo da ostello in ostello senza bisogno di tenda, mangiavo con 1 dollaro e creavo legami con nuova gente. Un giorno pedalando nelle terre rosse malesiane mi è sembrato di essere un po' nelle Mesetas. Ho chiamato un amico del Camino e gli ho detto che sarei voluto tornare in Europa attraversando l’Asia per poi arrivare a Finisterre. Questo era il piano nella mia testa, ma con il lockdown non è stato possibile, ho dovuto aspettare l’apertura dei borders per procedere.


Abbiamo passato tutto il lockdown in Laos. Mi era stato proposto un volo di rimpatrio dall’ambasciata italiana che costava ''un botto'', mia mamma e mia sorella volevano che rientrassi, ma io sapevo che quello che era intorno a me era quello che mi faceva stare bene. Quindi con un po' di incertezza sono rimasto seguendo la mia volontà e non avrei potuto fare scelta migliore.

Da li si sono creati rapporti con una coppia di spagnoli che sono miei fratelli ora. Eravamo 12 ragazzi e ce la siamo goduta tanto, abbiamo fatto il lockdown in un resort, avevamo la possibilità di girare nella provincia quando la maggior parte dei viaggiatori erano rientrati. La natura lì è una roba impressionante: hiking, grotte, lagune, facevamo classi di conditioning la sera, li portavo a correre... mi trasporterei lì adesso!



Poi però i borders non riaprivano e avevamo tutti esigenze diverse… è anche li che ho incontrato Hendy, la ragazza brasiliana – ma questo sarebbe un altro capitolo! Dovresti scrivere un articolo soltanto su di lei! Con Hendy avevamo ripreso ad esplorare il Laos, io al Nord e lei al Sud, però ho capito che volevo fare qualcosa, stavo per valutare l’opzione di ritornare. Ci siamo poi ritrovati ed è saltato fuori un volo dall’ambasciata malesiana per i malesi intrappolati in Laos, abbiamo fatto dei ‘’trighi’’ pazzeschi per averlo. Lì ti rendi conto di quanto poi tutti questi insegnamenti di vita valgono molto di più di quelli che avresti in una vita ‘’normale’’.


L’ambasciata italiana ha fatto pressione perché tu tornassi, ma Marco da buon cittadino libero non ha ceduto!


Si, ho preso un volo per Atene a fine luglio e devo dire che è stato uno shock dopo l’Asia: ti rendi conto di come tutto vada tropo veloce, ho sofferto i primi giorni. Per fortuna ho conosciuto dei ciclo-viaggiatori grazie al gruppo Cycling East dove ci si scambia pareri su visa, leggi, incontri etc in Asia. Una coppia in tandem mi ha poi ospitato a Parigi, poi ne ho incontrati altri su Warmshowers, e questo mi ha davvero fatto ritrovare la motivazione. È bastata una serata in spiaggia, ho incontrato gente che viaggia da anni come un argentino che ha fatto più di 40000km in tutto il mondo, due che arrivavano dall’Africa con 5euro al giorno…Follia!


Storie che conosci solo viaggiando, escono talmente dagli schemi che quando fai un passo fuori e le incroci sul tuo cammino ti si apre un mondo.


Esatto, pensa che io lavoravo da Bulgari nei gioielli, non so se l’avresti mai detto da questa conversazione DI LUSSO (Rido e confermo).

Viaggiando ho incontrato storie di vita pazzesche ed è questo che poi ti stimola e ti dà strade alternative. Persone che fanno quello che gli piace indipendentemente da quello che la società impone o che gli altri pensano. Io avevo bisogno di questi stimoli.


Nel frattempo stavo cercando di capire dove andare. Un giorno ero al telefono con un amico, Luca, che era in Australia da un po', un altro ribelle. Ho ‘’googolato’’ NordKapp mentre ero al telefono con lui per vedere quanti km c’erano da Atene e ho detto ‘’Sai che c’è ? Qua mi dice 4000 e rotti km, io parto’’. Ed ecco un nuovo capitolo dove ho attraversato tutta l’Europa dell’est direzione NordKapp. Era una corsa contro il freddo e un finlandese a quella festa sulla spiaggia mi aveva detto ‘’Non sei in tempo, è tardi e non arriverai mai senza morire di freddo’’. Era il 1 agosto e quando sono poi arrivato è stato tenerissimo, mi ha fatto le congratulazioni. Devo dire che questa cosa mi ha dato la spinta, pedalavo di fianco alle renne e mi dicevo ‘’Cazzo ce la devo fare’’, quindi alla fine mi è stato utile questo suo commento.



Quando sono partito le frontiere mi si chiudevano dietro: Grecia, Ungheria, Bulgaria… E da lì dichiaravo semplicemente che andavo al Nord, dire che andavo a NordKapp era troppo grande, l’ho fatto soltanto quando ero normai in Svezia, ed è li che ho cominciato a crederci davvero. Era un sogno da ragazzino, io quando mi intrippo mi intrippo per bene, tutti vogliono andare a NordKapp e ci volevo andare anche io!

La bellezza di viaggiare è anche questa, che scopri delle cose anche senza studiare, attraverso gli incontri. Per esempio non sapevo che ci fosse un mondo dopo NordKapp, pensa che nelle isole Svalbard c’è la Banca del seme dove sono contenuti i semi di tutte le specie nel mondo, è proprio il posto più sicuro del mondo (Ride).


Tra l'altro pensa che ad Atene ho incontrato un ragazzo norvegese mangiando un falafel, avevo una maglietta che mi aveva regalato il mio migliore amico con scritto ‘’Real men don’t need motors’’ con il simbolo di una bicicletta e quando gli ho detto che volevo andare in Norvegia in bici, lui mi ha citato il nome di una città, Stavanger. È proprio li ho provato a mettere radici per un mesetto, ci siamo poi rivisti e abbiamo fatto un hike insieme.


Madeira invece è stata una parentesi tra due capitoli dove ho raggiunto Hendy.


Wow, chi l’avrebbe mai detto in quel momento davanti ad un falafel che l’avresti rivisto a km di distanza!


Già, mi vengono i brividi a pensare ai momenti di condivisione con altri ciclo-viaggiatori. Anche quando sei sotto la pioggia, quando hai bucato 17 volte, quando ti ha fermato la polizia, hai perso sei paia di guanti e tutto sta andando storto, ti ripeti che è un grande giorno e se non lo è, lo sarà domani. Questo è un grande insegnamento: i giorni di merda ci sono, ma li mangi, li butti giù e dici ''Domani sarà meglio''. E quando inizi a dirlo poi lo è davvero. Sei messo alla prova in tutto e per tutto.


Nel frattempo che chiacchieriamo tu sei arrivato in Portogallo (Rido) e diciamo che potresti scrivere un libro su tutte queste avventure! Sono felice di questa tua schiettezza nel condividere anche i momenti no, come nella vita ci sono alti e bassi ogni giorno.


Assolutamente, poi quando sei solo tutto viene amplificato: come i momenti positivi sono stupendi, quelli negativi sono una merda. Però ad esempio se mi chiedi di dirti un momento negativo, ho sempre difficoltà a pensare ad un episodio. Ora perché è fresco, c’è il discorso dei ragazzini che mi hanno distrutto la tenda di notte, questo mi ha abbastanza traumatizzato. Ti fa perdere un po’ la fiducia, poi il giorno dopo soffri perché non hai dormito, perché hai dei pensieri di merda, e tutto sembra difficile, hai bisogno di staccare un attimo. Ma poi quello dopo ancora stai bene e vale ancora di più.



Scusa ma sto facendo una fatica, sono in un curva importante (Continua con il fiatone e ride).

Dicevo, il giorno dopo ho incontrato una coppia di Warmshowers che avrà avuto 60 anni che non ha mai pedalato. Hanno scoperto il sito grazie alla figlia che ha fatto qualche viaggetto e vogliono solo dare un po' di bene indietro, quindi sono stato coccolato come un figlio, ho dormito 10 ore in un letto comodissimo. E avevo bisogno di riscoprire che il genere umano è buono e che la gentilezza la fa da padrona.


Poi sono sempre i pensieri che orientano le tue emozioni. C’è stato un giorno quando sono arrivato in Francia, avevo questi pensieri negativi, ho perso la chiave di un lucchetto, un altro paio di guanti, mentre tornavo indietro lungo la strada ho sfondato il movimento centrale della bici ed ero nel mezzo di niente, iniziava a piovere, il coprifuoco si avvicinava… lì devi prendere delle decisioni nel giro di poco. E poi sono riuscito a prendere un treno, ad arrivare ad un Decathlon, cambiare il pezzo, trovare un’area camperisti per dormire e via. Alla fine tante sono difficoltà che ci creiamo nel quotidiano.


Il terzo capitolo invece inizia a Lussemburgo verso Santiago ed è quello che precede il ritorno.


Ma torniamo un po' indietro, quando e com’è nata quest’idea di partire?


Non ho mai avuto un piano, sono partito con un biglietto sola andata per Singapore, senza nessuna aspettativa. Ho fatto la mia festa di compleanno e avevo colto l’occasione per raccogliere gli amici e salutarli. Si sono aperte le scommesse per sapere quando sarei tornato, non sapevo, avevo tante idee e molto confuse.


E invece se ti dovessi chiedere qual’è il rapporto che hai con la tua biciletta? Immagino che si sia evoluto e si stia evolvendo tutt’ora pedalata dopo pedalata!

Ieri con un altro ciclo-viaggiatore abbiamo fatto presentare le nostre bici (Ride).

Diciamo che c’è un rapporto strano, si chiama Kaylene. È il nome di una donna australiana incontrata sul Camino, ci siamo incontrati per caso, ci siamo scambiati uno sguardo e c’era dell’energia tra noi. Abbiamo fatto pochi km insieme e preso un caffè, ma siamo rimasti connessi, ho sentito che quest’incontro mi aveva cambiato e quando è stata ora di dare un nome al mio ‘’cavallo‘’ durante un hiking nelle Cinque Terre con il mio amico Maggio, ho scelto Kaylene. Il rapporto poi diventa intimo, ti vede soffrire e soffre con te sotto la pioggia, nel fango, in qualsiasi condizione... diventa viscerale.


Sei un tutt’uno, è parte integrante di te, è il meglio per raggiungere i tuoi sogni. È l’unica cosa di cui devi prenderti cura: più la tratti bene, più ti torna tutto. Quanto tempo, sudore e fatica ho speso sotto la pioggia in strade improponibili a cambiare le gomme con 40 gradi! Ho anche iniziato un conteggio per vedere chi vinceva tra la ruota anteriore e la posteriore nelle forature (ha vinto la posteriore tipo 11 a 7!). È pesantissimo a livello mentale, perché ci sono giornata lunghe, sono arrivato a fare anche 200km in un giorno, sapere che poi c’è l’incognita bucatura che ti può fermare è dura.


In un viaggio del genere ti rendi conto che la qualità di quello che hai fa davvero la differenza.


Meno ma meglio, poco ma di qualità. Guarda Marco starei per ore a parlarti, dal primo momento ho sentito un’energia fortissima e sono davvero felice di aver parlato insieme a te!


Grazie a te, ho sentito la stessa cosa e mi hai portato fortuna, sono appena arrivato in Cantabria senza farmi fermare dalla polizia!


Pubblicare quest’intervista è un po' come un piccolo regalo di ritorno che voglio fare a Marco. Pensieri, parole, emozioni, incontri, pianti, sorrisi, sforzi che ti porterai dietro per sempre e che ti guideranno in ciò che farai nel tuo futuro. Good luck!



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